venerdì 31 dicembre 2010

Recensione di Salvatore Bellantone

Pensieri visivi: MADONNA CON BAMBINO di Alessandra Ienco

Chiaroscuro. Una donna tiene in braccio un fanciullo. Lo bacia. Il fanciullo si sorregge alla donna ma guarda altrove: guarda l’osservatore. Entrambi hanno l’aureola sulla testa. A primo impatto, l’opera sembra raffigurare le figure principali del cristianesimo, Maria e Gesù. Se però ci si lascia rapire dal chiaroscuro, ci si rende conto che Madonna con Bambino non rappresenta Maria e Gesù o, meglio, non ancora.
Il chiaroscuro è un viaggio, non è una tecnica. Oscura i particolari marginali, l’irrilevanza dello sfondo, del contesto, delle luci, dei colori e delle forme, e consente di chiarire, appunto, qual è il concreto soggetto dell’opera: una donna (madonna significa “signora”) con un bambino, una madre con il figlio. Questo è un soggetto onnipresente nel mondo umano, il cui significato si dà per scontato. La degenerazione della specie umana, che procede con il continuo ed esasperato perfezionamento tecnologico, calcolante ed economico della società-Terra, dimostra che il significato di tale soggetto non è davvero risaputo. Ogni giorno s’incontrano una donna con un bambino, in varie occasioni, nei luoghi più disparati. Ma ogni volta questo incontro è di poco conto, decade nella sfera delle ombre proprio perché si considera manifesto il significato di cui è portatore. Abituati a tale noncuranza, l’incontro di una donna con un bambino oltrepassa il fiume Lete della mente umana e si perde nel regno dell’oblio, svanendo persino come semplice ricordo: è rimosso. Con questa generale leggerezza dell’essere, la specie umana perde le fondamenta che gli occorrono per edificare una società più serena, equilibrata e pensante, e trascura alcuni baluardi secondo cui avviene la vita umana, come quelli rappresentati dall’incontro una donna con un bambino.
Incontrare una donna con un bambino, così come in questo dipinto, è come fare un viaggio. Vuol dire fare esperienza di alcune tipologia di vita, legate a dei sentimenti, come per esempio: l’amore; la volontà di vita. Il senso della vita è, per alcuni, abbandonarsi nell’amore per l’altro; per altri, abbandonarsi alla vita stessa. La nascita di un figlio è, ogni volta, l’inizio di una rivoluzione: tutto cambia, soprattutto per chi diviene madre. Per una madre, vivere vuol dire perdersi totalmente nell’amore che si prova per il figlio, annullarsi interamente in questo sentimento (la donna bacia il bambino, non si cura di altro). Per un fanciullo, piuttosto, nascere significa iniziare a smarrirsi pienamente nel fuoco della volontà di vivere che brucia dentro sempre più via via che si cresce; significa calarsi maggiormente nella vita, trascurando quanti invece donano se stessi, in ogni attimo e senza sosta, per lui (il fanciullo guarda alla vita, sembra volersi staccare dalla madre).
Una volta cresciuto, una volta sperimentata tutta la vita nelle sua poliedricità, anche il fanciullo comincia a capire che tutto cambia, che anche per lui vivere è una rivoluzione. Lontano anni luce dalla madre – la quale continua ad amarlo ininterrottamente persino nella distanza – il fanciullo si trova improvvisamente di fronte a un bivio nel quale deve decidere quale strada prendere: la volontà di continuare a vivere per sé o quella di cominciare a vivere per gli altri. Percorrendo a ritroso il tempo cronologico, l’osservatore scorge in bianco e nero infinite madri e infiniti figli che si separano definitivamente, intravede milioni, miliardi di esseri umani scelgono di svolgere ruoli, funzioni, arti e artigianati diversi, che decidono d’ora in poi se vivere per sé o per gli altri. Fino a quando, in questo viaggio al di là del tempo, l’osservatore scorge una casa semplice, un uomo che lavora la legna, una donna che prende in braccio un bambino che deciderà, più avanti, non soltanto di vivere per gli altri ma di sacrificarsi per la salvezza degli altri. Soltanto adesso l’osservatore scorge che cos’è quell’aureola sulla testa della donna e del bambino: incontrare una madre con il proprio figlio è come incontrare tutte le altre madri della storia con i propri figli, è come incontrare, ogni volta, Maria con Gesù.

Blog: Disoblio

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